Hermann Datyner, medico-pianista ebreo polacco, "luminare" di Urologia il 18 luglio 1940 venne internato nel campo fascista di Casoli.

Ci sarebbero diverse testimonianze aneddotiche che ci illustrano la vita quotidiana degli ebrei del campo di Casoli che, tutto som­mato, si svolgeva in condizioni precarie ma non estremamente dure[1]. Un’attenzione particolare merita, però, la vicenda relativa al medico luminare di urologia nato a Varsavia che, per un disguido postale, si ritrovò internato nel campo di Casoli. Si tratta del medico ebreo, professore di fama internazionale, Hermann Datyner, che vantava pubblicazioni scientifiche stampate in varie lingue che egli stesso parlava correttamente – ne conosceva sei – e aveva tenuto diverse conferenze nei Congressi Internazionali di Urologia. Le misure restrittive nei confronti degli ebrei stranieri colpirono anche lui che fu arrestato a Roma e detenuto nelle carceri di Regina Coeli finché non fu tradotto nel campo di Casoli il 18 luglio 1940. 



[1] Si veda ad esempio la testimonianza dei ricordi di 5 anni di internamento (1940-1945) di Wilhelm Baehr dove descrive il suo arresto a Milano e le condizioni di vita al Ferramonti Tarsia, a Casoli (Chieti), a Campagna (Salerno) e sotto gli alleati, in lingua tedesca, cc. 7 appunto con parole tradotte dal tedesco in italiano, c.1. Cfr. Cdec, Fondo Israele Kalk, VII. Testimonianze e documentazione, Busta 5, Fascicolo 61: Ricordi di Wilhelm Baehr internato al Ferramonti tarsia, URL: <http://www.cdec.it/Fondo_kalk/mostra_fascicoli.asp?id_struttura=7&indice=6>, [consultato il 06.05.2018]; Cfr. L. Sirovich, «Non era una donna, era un bandito». Rita Rosani, una ragazza in guerra, Cierre Edizioni, Verona 2014; K. Voigt, Maximilian Segall, un profugo ebreo in Italia, in La Rassegna Mensile Di Israel, vol. 54, no. 1/2, 1988, pp. 279-304.

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Casoli avrà un "Centro di documentazione sull'internamento fascista" nell'ex Municipio, già "luogo della memoria", sede del campo tra il 1940 e il 1944

A Casoli (Chieti) partiranno i lavori per la realizzazione del Centro abruzzese di documentazione sull’internamento civile fascista (CeDiF) nell’ex Municipio sede "numero 1" del Campo di concentramento attivo nel comune teatino durante il secondo conflitto mondiale, da poco più di anno già “Luogo della memoria”. Il progetto è stato ideato e presentato in occasione di una riunione nella sala del “Cenacolo abruzzese” del Castello ducale lo scorso 6 aprile 2017. All'incontro parteciparono oltre alla Giunta comunale anche la presidente dell’Anpi di Casoli, Piera Della Morgia, l’imprenditrice Antonella Allegrino, proprietaria di Palazzo Tilli, il professor Vito Francesco Gironda dell’Università di Bielefeld (Germania) e Giuseppe Lorentini, ideatore e curatore del progetto diricerca e documentazione on line "campocasoli.org".    

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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella visita "i luoghi della memoria" del campo fascista di Casoli: le cantine di Palazzo Tilli

Il progetto di ricerca e documentazione del campo di concentramento civile fascista di Casoli (1940-1943) è nato all'interno del Corso di Laurea Magistrale binazionale in Scienze storiche tra l'Università di Bielefeld (Germania) e l'Università di Bologna, di cui il Prof. Vito Gironda è il coordinatore scientifico e supervisore della ricerca. Il lavoro di ricerca e documentazione è stato svolto da Giuseppe LorentiniI risultati del progetto sono ora visibili nella sua quasi interezza sul sito www.campocasoli.org, ideato e curato dal Lorentini e che rappresenta un esempio di eccellenza di archivio digitale sia come strumento di consultazione a fini della ricerca storica e sia come vettore della conservazione e della trasmissione della memoria. In occasione della visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Gironda e Lorentini sono venuti dall’Università di Bielefeld (Germania) al fine di illustrare al Presidente Mattarella risultati e contenuti del progetto sul campo di Casoli. Il Presidente ha visitato le cantine del Palazzo Tilli recentemente restaurato dall’imprenditrice Antonella Allegrino. Nel 1940 i locali di proprietà dell’Avv. Tilli sono stati scelti dal regime fascista per allestire il campo di concentramento di Casoli.

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Palazzo Tilli dimora storica del '700. Luogo della Memoria di Casoli

Nel cuore di Casoli (Chieti) rinasce Palazzo Tilli. L'edificio storico settecentesco, appartenuto alla famiglia Tilli e agli eredi fino al 2013, è stato rilevato e sottoposto ad un minuzioso intervento di restauro conservativo da parte dell'imprenditrice Antonella Allegrino.

Palazzo Tilli è uno dei gioielli del patrimonio artistico e architettonico abruzzese perché rappresenta un caso esemplare di costruzione arrivata integra fino ai nostri giorni. L'immobile è costituito da quattro piani con cantine, piano Cappella, primo e secondo piano, ambienti questi ultimi che vedono un susseguirsi di antichi saloni.

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Ebrei stranieri assegnati al campo di concentramento di Casoli (Chieti). Arrivo il 9 luglio 1940

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Interventi dei relatori del Convegno "Memoria e internamento civile nell'Italia fascista", Casoli 27.01.2018


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Interventi del seminario "Il Giorno della Memoria, storia di un percorso", Istituto d'Istruzione Algeri Marino, Casoli 26.01.2018


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Il rifugio di Fort Ontario, Oswego, New York. La salvezza dalla persecuzione anche per 4 ebrei che furono internati a Casoli.

Foto: http://safehavenmuseum.com/?attachment_id=226
Foto: http://safehavenmuseum.com/?attachment_id=226
Henry Gibbins (T-AP-183). This file has been identified as being free of known restrictions under copyright law, including all related and neighboring rights.
Henry Gibbins (T-AP-183). This file has been identified as being free of known restrictions under copyright law, including all related and neighboring rights.

Questa è una foto delle baracche del campo/rifugio di Fort Ontario, Oswego, New York, che diventò un posto sicuro per i 982 rifugiati, dall’agosto del 1944 al febbraio del 1946. Tra questi, anche 4 internati ebrei di Casoli, Fuchs Jakob (Busta 2, Fasc.70), Goldmann Oscar (Busta 2, Fasc. 72), Gruber Iulius (Busta 2, Fasc. 78) e Kuznitzki Bertoldo (Busta 3, Fasc. 117) che riuscirono a salpare con la nave "Henry Gibbins" dal porto di Napoli il 17.07.1944, accompagnati da Ruth Gruber, che fu ingaggiata dal governo americano per scortare i quasi mille ebrei verso le coste degli Stati Uniti d'America. All'epoca Gruber aveva 32 anni e lavorava come assistente speciale per il ministero degli Interni americano. Fort Ontario fu il primo e unico tentativo da parte degli Stati Uniti di dare riparo ai rifugiati ebrei durante la guerra. Dopo la fine della guerra i rifugiati furono tenuti ancora nello stato di internati a causa dei disaccordi sul renderli o meno cittadini statunitensi. Solo nel gennaio del 1946 (dopo il discorso alla radio di Truman del dicembre 1945) arrivò la decisione di dare ai rifugiati la cittadinanza e da febbraio gli fu permesso di lasciare Fort Ontario.


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Il piroscafo "Franca Fassio" con il quale, anche due internati ebrei del Campo di Casoli, emigrarono per Santo Domingo.

Fonte immagine: http://www.naviearmatori.net/ita/foto-9598-4.html
Fonte immagine: http://www.naviearmatori.net/ita/foto-9598-4.html
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"Cari casolani, è stato scritto che la memoria va curata come una pianticella delicata" discorso di Livio Sirovich, cittadino onorario di Casoli, 27.01.2018

Casoli, 27 gennaio 2018, Giorno della Memoria

Cari casolani,

vi ringrazio di cuore per l'onore che mi fate concedendomi la cittadinanza. Ve ne sono profondamente grato.

Il caro sindaco Massimo Tiberini e l'infaticabile Giuseppe Lorentini mi hanno chiesto di dire due parole sull'importanza della Memoria, che si celebra oggi e cui avete appena intitolato la piazza qui accanto.

È un argomento importante e difficile. Abbiamo infatti a che fare con un pezzo significativo della Memoria nazionale, dello stesso Immaginario del nostro popolo. La Memoria ispira infatti anche la pedagogia collettiva, i valori che tramandiamo ai nostri figli.

Purtroppo, strumentalizzando la Memoria di un popolo lo si può indirizzare, si costruiscono fortune politiche. Si può anche alimentare il risentimento, cercando di aizzare i concittadini ora contro quelli ora contro questi, coltivando sentimenti di vendetta. Ad esempio, lo si fa nascondendo o strumentalizzando episodi delle avventure coloniali italiane, della guerra 1940-45, dell'esodo dall'Istria, le cosiddette "foibe", le vendette del '45-'46 ecc. 

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Sostieni il progetto campocasoli.org!

Il progetto di Documentazione on line sul Campo di concentramento di Casoli 1940-1944 www.campocasoli.org ha lo scopo di raccogliere, conservare e studiare il patrimonio documentale riguardante l’ex Campo di concentramento di Casoli 1940-1944. È il frutto di un lavoro di ricerca, digitalizzazione, analisi e interpretazione dei documenti, che inizia nel 2013 ed è sempre in continuo aggiornamento. Tutti possono accedere liberamente e gratuitamente all’interno del sito, dove è riprodotto il patrimonio archivistico dell’Archivio storico del Comune di Casoli relativo al Campo di concentramento per internati civili. Il sito www.campocasoli.org valorizza questo patrimonio documentale con la pubblicazione digitalizzata di fonti, ricerche e saggi sulla storia dell’internamento civile nell’Italia fascista assicurando la comunicazione e la divulgazione critica dei risultati della ricerca. Tutte le donazioni a favore del sito www.campocasoli.org permetteranno di continuare questo costante lavoro di ricerca, documentazione, analisi e interpretazione, per cercare di ricostruire nella maniera più dettagliata possibile la storia dell'ex Campo di Casoli e l’identificazione dei suoi internati, allo scopo di mantenerne viva la memoria storica e di contribuire alla ricerca scientifica sul tema dell'Internamento civile nell'Italia fascista.


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Intervista sul progetto campocasoli.org, servizio di Janko Petrovec, RTV Slovenija

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Testimonianza del signor Liberato Ricci sul Campo fascista di Casoli

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Messaggio del Presidente della Comunità ebraica di Trieste a Casoli

Cari casolani,

autorità, studiosi partecipanti al convegno, 

a nome della Comunità ebraica di Trieste e del Museo ebraico "Carlo e Vera Wagner" dei quali mi onoro di essere il Presidente, esprimo sincero compiacimento per la serie di iniziative storico-culturali avviate a Casoli da qualche tempo e che fanno della vostra cittadina un esempio, possiamo dire, di riconciliazione con la storia del nostro Paese.

Purtroppo, essendo quest’anno il Giorno della Memoria coincidente con lo Shabbat, il giorno di riposo per noi ebrei, non potrò essere personalmente presente all'importante evento che avete organizzato.

Come sapete, la grande foto ora affissa sulla facciata di uno degli edifici che costituirono il "Campo di concentramento" di Casoli (secondo la terminologia del 1940) ha una storia tristissima, che lega Trieste a Casoli. 

L'aveva con sé la famiglia Nagler - Salo, la moglie  Feige Adele Fitzer e il figlio Giacomo - quando vennero arrestati a Castelfrentano dall'esercito tedesco nel novembre del 1943. 

All'epoca, la nostra testimone triestina Rosetta Weintraub aveva sette anni ed era a sua volta nascosta in paese con i genitori. Questo il suo racconto: «Venimmo a sapere dell'arresto dei nostri amici. La mamma decise di andare a portargli qualcosa da mangiare. Mi misero a dormire.

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A CASOLI SI INAUGURA LA PIAZZA DELLA MEMORIA

Casoli 27.01.2018 

Il primo ad arrivare è stato l'ambasciatore sloveno Bogdan Benko, senza l'aplomb e l'albagia del grande personaggio in visita ad un paese dell'interno abruzzese. Il Sig. Benko aveva saputo giorni fa da un quotidiano sloveno di Trieste “Primorski dnevnik” della presenza a Casoli di un campo di concentramento dov'erano stati rinchiusi nel periodo bellico alcuni suoi connazionali, colpevoli di essere sloveni e quindi invisi al fascismo, che avevano sostituito altrettanti ebrei mandati altrove, e qualcuno ad Auschwitz. Una telefonata al sindaco di Casoli, l'autoinvito subito accettato e l'arrivo alle 8,30', in anticipo, accompagnato da una troupe della TV nazionale slovena.

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"Si facciano vivi i discendenti, è quanto di meglio mi auguro", traduzione dallo sloveno dell'articolo di Peter Verč del 23.01.2018 sul "Primorski dnevnik"

Italia - La cittadina nell’Abruzzo renderà omaggio agli internati sloveni, croati ed ebrei

"Si facciano vivi i discendenti, è quanto di meglio mi auguro"

Casoli - Una telefonata in Germania. Mi risponde un docente d'italiano. Colui che meglio conosce le vicende vissute dagli sloveni e dai croati internati dalle autorità italiane fra il 1942 ed il 1944 a Casoli, la cittadina ai piedi del massiccio del Majella in provincia di Chieti, sulla riva destra del fiume Aventino.

"Si facciano vivi i discendenti"

La regione è quella dell’Abruzzo dove gli Apennini si elevano a quasi 3000 metri di altezza. È lì che dal 1940 al 1942 furono ristretti, nelle case che si affollano attorno al pittoresco colle, numerosi ebrei. Nel 1942 costoro furono poi trasferiti ad un paio di centinaia di chilometri di distanza più a sud nel campo di Campagna in provincia di Salerno. Non per dieci ebrei che purtroppo finirono deportati nei campi di sterminio e alla Risiera di Trieste. Ma Casoli non rimase deserta. Vi furono insediati un centinaio di "ex-jugoslavi".

"È il termine usato dallo stato fascista, ma so bene che si trattò di sloveni, croati ed altri," dice Giuseppe Lorentini. È lui, il professore di italiano. Dal 2009 vive a Bielefeld per svolgervi la professione di lettore di italiano presso l'università locale. 

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Ricordare, per restare capaci di pensare. Conoscenza e memoria. Questo è per me Auschwitz.

Foto di © Herman Helle
Foto di © Herman Helle

Sono passati appena 73 anni dalla liberazione dei campi di concentramento e sterminio di Auschwitz e di Birkenau. Un lasso di tempo relativamente breve eppure già così distante. Sono passati 73 anni da quando la fabbrica della morte raggiungeva il massimo del suo ciclo di produzione di cadaveri, denti, capelli, e infine cenere. Cenere, grigia o nera, è tutto quel che possiamo immaginare di milioni di persone. Il paradosso è che sia le vittime che i carnefici sono membri della stessa umanità, un’umanità che può banalmente divenire agente di crimini.

Uomini comuni si fanno delegati di questi crimini, si organizzano e burocratizzano un sistema per “risolvere” un problema razziale con la logica della tecnologia industriale.

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Elenco ebrei internati in campi e località della provincia di Chieti

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Gli ebrei passati per il campo di Casoli vittime della Shoah

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"Mio amatissimo, ricordando il nostro ultimo incontro, ripenso a quanta gioia tu mi hai dato". Lettera d'amore per Ante, internato nel Campo di Casoli

*Mio carissimo Ante,

ti ricordo con piacere, perché tu mi sei di gran lunga il più caro e nessuno mi infonde un sentimento così benefico come te, solo in te trovo gioia. Io spero che un giorno il mio tanto desiderato sogno (felicità) si avveri. Il mio cuore sarebbe colmo di gioia, se noi ci rivedessimo.

Mio amatissimo, ricordando il nostro ultimo incontro, ripenso a quanta gioia tu mi hai dato. Ho sofferto molto quando tu te ne sei andato, ma abbiamo superato anche questo ostacolo e guardiamo, se possibile, verso un futuro positivo. Il mio cuore non desidera altro che te, me lo dico continuamente. Ante mio, ho ricevuto la lettera del 9 agosto che tu mi hai spedito il mese scorso.

Tu hai scritto che aspetti la mia lettera. Mi rallegro che tu non tardi a rispondere alla mia lettera, quando il tempo te lo permette. Mi rende molto felice (sapere) che stai bene. Ante mio, mi hai scritto che Mile, non ti ha ancora risposto, può darsi che sia in viaggio. Mileva mi ha scritto e io le ho risposto. Kosovka chiede di me, se sono al mio paese, a lei devo ancora rispondere. Cuore mio, ho ricevuto uno scritto in italiano, che era stato scritto il 30. So che ti manca la tua patria e che ti aspettano i tuoi amici, che a loro volta hanno sentito la tua mancanza, specialmente io, che da tanto tempo ti aspetto.


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"Mio caro marito, ho un tumore all’utero", lettera di Betti Abrahamson, una voce della Memoria

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"Voglio spiegarvi una cosa: di Casoli non so niente". L'ultima mail di Mariù.

"Voglio spiegarvi una cosa: di Casoli non so niente, quando ho trovato la foto ho chiesto a mia madre perché mio padre era finito in quel luogo. Mi ha spiegato che essendo lui apolide, insieme a greci ed altri cittadini stranieri erano finiti vicino a Chieti in un campo di prigionia assieme ai politici italiani contrari al fascismo."

 

Sono queste le ultime parole che Miriam Hassid (Mariù) mi scrisse in una mail del 31 luglio 2017. Aveva appena conosciuto il mio progetto e si era subito messa a disposizione per mandarmi del materiale per il sito. Suo padre, Giuseppe Hassid, era tra gli ebrei internati nel Campo di concentramento di Casoli, presente sulla foto scattata a Casoli nell'agosto del 1940. Come accaduto per altri 9 ebrei di quella foto, il padre ebbe la tragica fine di essere deportato e ucciso. Mariù non conosceva molto bene la storia del campo fascista di Casoli. Voleva conoscerla e nello stesso tempo aveva ancora tanto altro da raccontare.

 

"Per me, basta la tua intervista, sono già comparsa su troppi giornali e lì era giusto perché, tanto per cambiare, mi era preso un attacco di rabbia contro lo Stato ed altro e dovevo dire la mia..." mi salutò scrivendomi "un giorno vi racconterò la storia". 

 

Non avrei mai potuto immaginare che sarebbe stato il nostro ultimo scambio di mail. Ci ha lasciato una grande donna con una grande personalità. Sia il suo ricordo di benedizione.

Giuseppe Lorentini

 

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RITA ROSANI, L’EBREA PARTIGIANA di Mario Setta

Rita Rosani a Trieste
Rita Rosani a Trieste

È stato “un grosso lotto di corrispondenza”, ricevuto gratis da un collezionista di filatelia e di documenti sulla Shoah, col quale Livio Isaak Sirovich (“Non era una donna, era un bandito”, Cierre, Verona 2015) ha ricostruito una parte importante della vita di Rita Rosani, unica donna italiana medaglia d’oro della Resistenza. Una storia, narrata familiarmente, con affetto e rigore, nel quadro della Trieste degli anni ’40. La Trieste di Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann, di Umberto Saba, James Joiyce e Italo Svevo. La Trieste di cui Natalia Ginzburg scriveva in Lessico famigliare: “La Storia bussò con tale violenza anche alla porta degli ebrei triestini… che tutti ne rimasero come tramortiti”. Ed è proprio in quel contesto che si svolge la vita di Rita Rosani (Rosenzweig) e del suo fidanzato Kubi Nagler. Una comunità di ebrei provenienti dall’Europa centrale.

Nella primavera del 1939, Rita diciannovenne e Kubi ventisei, sulla base degli stretti rapporti tra le famiglie e secondo la tradizione ebraica della yddishe Mame si ritrovano fidanzati, tanto che a Kubi, dopo un ballo con Rita, escono queste parole spontanee: “Solo un ramo di rosa, Rosenzweig, può ragionevolmente fiorire”. Ma quella rosa non fiorirà come sposa di Kubi. Il 30 giugno 1940, 51 ebrei vengono spediti da Trieste a Casoli, internati nel campo di concentramento. Tra loro il padre di Kubi, Salo Nagler. Il 27 luglio 1940 Kubi Nagler viene spedito in Calabria, al campo di concentramento di Ferramonti, vicino alla stazione ferroviaria di Tarsia, in provincia di Cosenza. Ha inizio così la corrispondenza tra Rita e Kubi, ma quest’ultimo non ha il permesso di scrivere se non una cartolina e una lettera di 24 righe a settimana. Rita scrive ogni due o tre giorni.

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CASOLI - GIORNO DELLA MEMORIA - 27.01.2018

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Convegno di studi "Memoria e internamento civile nell’Italia fascista", Casoli 27 gennaio 2018

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Elenchi degli internati trasferiti dai campi di concentramento di Casoli e Lama Peligni a quello di Campagna (SA).

Per gentile concessione di Michele Aiello

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On line i documenti dell'Archivio centrale dello Stato (ACS) relativi al Campo di concentramento di Casoli.

Il 2 agosto 2017 il Senato ha definitivamente approvato la Legge annuale per il mercato e la concorrenza (n. 124/2017), che, tra le altre cose, modifica l’art. 108 del Codice dei Beni Culturali, sancendo la liberalizzazione delle riproduzioni digitali con mezzo proprio in biblioteche e archivi pubblici per finalità culturali (art. 1, c. 171).  A seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (http://www.gazzettaufficiale.it/…/originario;jsessionid=yvp…), le nuove norme sono entrate direttamente in vigore martedì 29 agosto 2017. Si sottolinea inoltre che sarà consentito non solo effettuare liberamente riproduzioni di beni archivistici e bibliografici, ma che tali riproduzioni potranno essere altrettanto liberamente divulgate e condivise con qualsiasi mezzo per finalità diverse dal lucro, e dunque non solo per “ragioni di studio” o “personali” come avveniva sinora per gli scatti autorizzati con mezzo proprio. Per ulteriori informazioni si rimanda alla pagina facebook Fotografie libere per i Beni Culturali.

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È venuta a mancare "Mariù" Hassid. Suo padre, Giuseppe Hassid, fu internato al Campo di Casoli.


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Giornata antifascista: deposizione di una coroncina di fiori davanti il Luogo della Memoria del Campo di Concentramento di Casoli

In occasione della giornata antifascista di oggi 27 maggio, anche l’ANPI di Casoli ha organizzato un evento per dire “Basta con i fascismi”, nell’ambito di “Un'iniziativa unica nel suo genere che segna un ulteriore e importante passo in avanti della nostra Associazione sul fronte del contrasto giuridico, sociale e culturale ai fascismi", parole con le quali Carlo Smuraglia, Presidente nazionale ANPI, ha lanciato la Giornata antifascista che si è svolta in tutta Italia sabato 27 maggio. Come si legge sul sito nazionale dell’ANPI, si tratta di “una iniziativa che intende costruire nel Paese una diffusa coscienza nazionale sul problema dell'intensificarsi del fenomeno e della minaccia neofascista in Italia e nel mondo, dei razzismi, della xenofobia e sulla necessità, quindi, di una piena attuazione dei principi e dei valori della Costituzione nata dalla Resistenza. In Italia, in particolare, assistiamo a sempre più diffuse manifestazioni di apologia del fascismo, come il recente raduno al Cimitero maggiore di Milano in onore dei repubblichini di Salò, che sembrano non avere adeguate risposte e attenzione da parte delle istituzioni e della politica. Ancora più grave è l'impatto sulle giovani generazioni delle dimostrazioni di forza e odio che imperversano in modo particolarmente preoccupante nel web: su Facebook, secondo l'inchiesta del quindicinale dell'ANPI sono 500 le pagine apologetiche del fascismo e del razzismo.”

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Documenti personali e foto dei Nagler internati nel Campo di concentramento di Casoli e della famiglia Rosenzweig residente a Trieste

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"Mariù" riconosce suo padre Giuseppe Hassid internato nel Campo di concentramento di Casoli

Grazie al libro di Livio Sirovich, “Non era una donna, era un bandito”, si era già potuto identificare nella foto di gruppo degli ebrei stranieri internati nel Campo di concentramento di Casoli provenienti dal carcere di Trieste, il signor Salo Nagler

 

Poco più di 3 mesi dalla pubblicazione del sito campocasoli.org, la signora Miriam Hassid è venuta a conoscenza del progetto di ricerca e documentazione on line sulla storia del Campo di concentramento fascista di Casoli. Si tratta della figlia di Giuseppe Hassid, internato anch’egli a Casoli nel luglio 1940 e, come tristemente accaduto per i Nagler, vittima della Shoah.

La signora Miriam Hassid, scampata alla tragedia dell'olocausto, ha messo a disposizione le fotografie di suo padre per il sito www.campocasoli.org, grazie alle quali abbiamo potuto riconoscere e identificare Giuseppe Hassid sulla foto di gruppo degli ebrei stranieri provenienti dal carcere di Trieste, scattata a Casoli il 15 agosto 1940. 

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"Ciccìlle lu bandetóre", un casolano fotografato insieme agli internati ebrei stranieri del Campo di concentramento di Casoli

L’uomo con il cappello non è un internato ma si tratta di un signore di Casoli, conosciuto da tutti come “Ciccìlle lu bandetóre” (Ciccillo il banditore), il cui vero nome è Francesco Cuniberti. Egli era di quelli che non avevano un lavoro fisso. Ogni giorno doveva adattarsi a fare qualcosa compreso il banditore che fino al 1940 era compito di un cieco. Forse la sua presenza nella foto è dovuta al fatto che lui si rendeva (o sperava di essere utile) a questi “stranieri” che non “sembravano” poveri e che potevano aver bisogno di un “mediatore” rispetto al contesto locale.

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Il "ciclista della Memoria" Giovanni Bloisi arriva a Yad Vashem: World Holocaust Center, Gerusalemme

Gerusalemme, 24.04.2017:

Giovanni Bloisi lo abbiamo incontrato a Casoli il tre aprile, con la sua bicicletta, davanti alla sede dell'ex Campo di concentramento degli Ebrei stranieri ivi internati dal luglio 1940. Partito da Varese, aveva attraversato l'Italia, da solo, in bici, con la sua tenda, per visitare i "luoghi della memoria" e così era arrivato anche a Casoli dove aveva avuto l'opportunità di vedere dove gli Ebrei stranieri fino al 1942 e a seguire gli “ex jugoslavi” fino al 1944 erano stati internati: nei locali sottostanti il vecchio municipio e nella dépendance di palazzo Tilli, oggi ribattezzato Palazzina della memoria, dalla sua proprietaria Antonella Allegrino. A chi gli chiede perché, lui risponde sempre: per capire e per non dimenticare. Infatti, questo suo itinerario della memoria è finalizzato a non far dimenticare una pagina "felice" scritta tra tante pagine che parlano di dolore e di morte.

È la storia a lieto fine dei Bambini di Selvino, quei bambini sopravvissuti all'Olocausto, soli, feriti nell'animo, senza famiglia raccolti nella Sciesopoli Ebraica, colonia nata sotto il fascio e che da ultimo ha consentito a circa 800 bambini di tornare a vivere e a credere nella vita.

Giovanni Bloisi difende il loro ricordo e difende quei luoghi, quell'edificio che li ospitò contro il degrado, l'incuria e l'abbandono. Perché i luoghi sono importanti.

Oggi, Giovanni Bloisi ha portato tanti messaggi raccolti nel corso del suo procedere lungo i luoghi della memoria e da Casoli, in particolare, ha portato un gagliardetto riproducente la foto dei primi 50 Ebrei stranieri giunti nel luglio del 1940, 10 dei quali vittime della Shoah.

Come spiega Livio Sirovich, quella foto ha fatto un lungo percorso dal 3 novembre 1943 quando la mamma di Giacomo Nagler, ormai prigioniera della Wehrmacht, la consegnò alla mamma della bambina Rosetta Weintraub che l'ha conservata fino a quando, dopo 60 anni, l'ha donata appunto allo scrittore Sirovich e quest'ultimo a Giuseppe Lorentini affinché potesse pubblicarlo sul sito da lui recentemente realizzato, campocasoli.org.

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Internati, nasce la Palazzina della Memoria. Sul "Centro" del 16.04.2017

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