"Schwerer ist es, das Gedächtnis der Namenlosen zu ehren als das der Berühmten. 

Dem Gedächtnis der Namenlosen ist die historische Konstruktion geweiht."

 

"È più difficile onorare la memoria dei senza nome che non quella di chi è conosciuto.

Alla memoria dei senza nome è consacrata la costruzione storica."

 

Walter Benjamin, Gesammelte Schriften, Band 1, Teil 3, Suhrkamp, Frankfurt/M., 1974, S. 1241

  

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Coloro che eventualmente si riconoscessero tra le persone qui menzionate o rappresentate nelle fotografie, oppure parenti degli internati, che volessero renderci noti elementi utili ad arricchire la conoscenza dell’esperienza dell’internamento e partecipare alla ricerca attraverso la propria testimonianza o contribuire con documenti e altri materiali possono rivolgersi a: info@campocasoli.org.



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Completata la digitalizzazione di 215 fascicoli: 4.462 documentiCifra aggiornata in data 02.03.2017.

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"Mariù" riconosce suo padre Giuseppe Hassid internato nel Campo di concentramento di Casoli

Grazie al libro di Livio Sirovich, “Non era una donna, era un bandito”, si era già potuto identificare nella foto di gruppo degli ebrei stranieri internati nel Campo di concentramento di Casoli provenienti dal carcere di Trieste, il signor Salo Nagler

 

Poco più di 3 mesi dalla pubblicazione del sito campocasoli.org, la signora Miriam Hassid è venuta a conoscenza del progetto di ricerca e documentazione on line sulla storia del Campo di concentramento fascista di Casoli. Si tratta della figlia di Giuseppe Hassid, internato anch’egli a Casoli nel luglio 1940 e, come tristemente accaduto per i Nagler, vittima della Shoah.

La signora Miriam Hassid, scampata alla tragedia dell'olocausto, ha messo a disposizione le fotografie di suo padre per il sito www.campocasoli.org, grazie alle quali abbiamo potuto riconoscere e identificare Giuseppe Hassid sulla foto di gruppo degli ebrei stranieri provenienti dal carcere di Trieste, scattata a Casoli il 15 agosto 1940. 

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"Ciccìlle lu bandetóre", un casolano fotografato insieme agli internati ebrei stranieri del Campo di concentramento di Casoli

L’uomo con il cappello non è un internato ma si tratta di un signore di Casoli, conosciuto da tutti come “Ciccille lu bandetóre” (Ciccillo il banditore), il cui vero nome è Francesco Cuniberti. Egli era di quelli che non avevano un lavoro fisso. Ogni giorno doveva adattarsi a fare qualcosa compreso il banditore che fino al 1940 era compito di un cieco. Forse la sua presenza nella foto è dovuta al fatto che lui si rendeva (o sperava di essere utile) a questi “stranieri” che non “sembravano” poveri e che potevano aver bisogno di un “mediatore” rispetto al contesto locale.

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