Messaggio del Presidente della Comunità ebraica di Trieste a Casoli

Cari casolani,

autorità, studiosi partecipanti al convegno, 

a nome della Comunità ebraica di Trieste e del Museo ebraico "Carlo e Vera Wagner" dei quali mi onoro di essere il Presidente, esprimo sincero compiacimento per la serie di iniziative storico-culturali avviate a Casoli da qualche tempo e che fanno della vostra cittadina un esempio, possiamo dire, di riconciliazione con la storia del nostro Paese.

Purtroppo, essendo quest’anno il Giorno della Memoria coincidente con lo Shabbat, il giorno di riposo per noi ebrei, non potrò essere personalmente presente all'importante evento che avete organizzato.

Come sapete, la grande foto ora affissa sulla facciata di uno degli edifici che costituirono il "Campo di concentramento" di Casoli (secondo la terminologia del 1940) ha una storia tristissima, che lega Trieste a Casoli. 

L'aveva con sé la famiglia Nagler - Salo, la moglie  Feige Adele Fitzer e il figlio Giacomo - quando vennero arrestati a Castelfrentano dall'esercito tedesco nel novembre del 1943. 

All'epoca, la nostra testimone triestina Rosetta Weintraub aveva sette anni ed era a sua volta nascosta in paese con i genitori. Questo il suo racconto: «Venimmo a sapere dell'arresto dei nostri amici. La mamma decise di andare a portargli qualcosa da mangiare. Mi misero a dormire.

Ricordo mamma la mattina dopo con un pacchetto di documenti dei Nagler in mano. Il giorno prima aveva i capelli neri e adesso erano tutti striati di bianco». 

Tra quei documenti c'era anche la foto dei 51 ebrei provenienti da Trieste, disponibile oggi in rete nel sito www.campocasoli.org allestito con grande rigore dallo storico Giuseppe Lorentini, cui siamo molto riconoscenti.

La foto venne scattata nel 1940 poco dopo che i 51 ebrei triestini vennero deportati nella vostra cittadina in quanto "ebrei stranieri". In essa, molti anni dopo, la nostra amatissima e compianta Miriam Hassid (per tutti Mariù), che per decenni ha lavorato per la Comunità ebraica triestina, come impiegata prima e poi come consigliera, riconobbe suo padre Giuseppe. 

Ed è stato così che Mariù ha messo a disposizione quella foto e i documenti di suo padre oggi visibili nel sito. 

Nel maggio scorso Mariù ci aveva fatto vedere la lettera del vostro Comune, in cui le si anticipavano le varie iniziative, culminanti nella giornata odierna. 

Mariù avrebbe voluto essere con voi oggi, ma purtroppo lo scorso autunno una brutta malattia l'ha portata via. 

La sua vita, iniziata proprio nel 1938, l'aveva messa di fronte a prove durissime, avendo perso il padre, prima prigioniero a Casoli e poi ucciso dai nazifascisti alla Risiera di San Sabba a soli 38 anni. Anche il nonno Behor Samuele fu deportato e ucciso ad Auschwitz. 

Dopo la guerra Mariù visse a lungo in Israele dedicandosi alla formazione delle nuove generazioni e tornata a Trieste continuò a prendersi cura dei giovani e delle persone bisognose d'aiuto. 

Oltre a Salo Nagler, in quella foto ci sono anche lo zio e il cugino di Nathan Wiesenfeld (presidente della nostra Comunità tra il 1994 e il 2002).

Credetemi: vedere tutti questi volti oggi in "Piazza della Memoria" a Casoli costituisce una consolazione non solo per noi triestini, ma per tutti gli ebrei italiani.

Ringraziamo quindi il Comune di Casoli che concede la cittadinanza onoraria a un triestino amico della nostra Comunità: Livio Sirovich. 

Grazie alle sue meticolose ricerche è emerso il legame tra la nostre città. Giacomo Nagler era il fidanzato della triestina Rita Rosani, medaglia d'oro della Resistenza, alla quale Sirovich ha dedicato l'importante libro «Non era una donna, era un bandito».

È il lavoro di persone come Giuseppe Lorentini e Livio Sirovich che rende giustizia alla Memoria che il 27 gennaio celebra.

 

Porgo a tutti voi i sensi della nostra riconoscenza e profonda considerazione.

 

Il Presidente

Alessandro Salonichio

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