Ritrovata la sepoltura dell’internato del campo fascista di Casoli morto all’ospedale di Lanciano il 15.08.1942

Telegramma comunicazione della morte
Telegramma comunicazione della morte

Nel campo fascista di Casoli (così come per altri campi) il permesso per ricevere la visita medica doveva essere ogni volta autorizzato dal direttore che disponeva di un blocchetto di “cedolini” sui quali veniva annotato il nome e cognome dell’internato, la data di richiesta della visita ed una prima indicazione del sintomo. Al rientro al campo dell’internato, il direttore provvedeva ad informare il questore di Chieti allegando il certificato medico. In caso di ricovero ospedaliero o di cure odontoiatriche, bisognava fare preventiva richiesta al ministero dell’Interno che, senza alcuna argomentazione e con tempi di risposte molto larghi, poteva anche rifiutare. In caso di autorizzazione, il direttore predisponeva la traduzione dell’internato nel vicino ospedale civico “Renzetti” di Lanciano accompagnato dai carabinieri della stazione di Casoli con foglio di via obbligatorio da presentare al podestà di Lanciano che doveva, a sua volta, assicurare la sorveglianza dell’internato per tutto il periodo di degenza in ospedale e, una volta dimesso, farlo riaccompagnare dai locali carabinieri con foglio di via obbligatorio da far firmare al direttore del campo quando l’internato veniva riconsegnato.

Aluni esempi di cedolini per il permesso
Aluni esempi di cedolini per il permesso

Si tratta di una procedura abbastanza complicata, non per nulla economica ed eccessivamente burocratica, che disumanizzava le persone trattandole di fatto soltanto come “oggetti”, proprio come si legge dalle carte che li riguardano: l’internato in oggetto; l’ebreo in oggetto; lo straniero in oggetto. Durante questa procedura così ostica, un internato politico “ex jugoslavo”, Vladimiro Lauric, sloveno, già gravemente malato, cui venne negato ripetute volte il ricovero urgente, morì presso l’ospedale di Lanciano il 15 agosto 1942 a causa del ritardo del ricovero. È stato seppellito nel cimitero di Lanciano, campo n°10, poi successivamente esumato (1955 circa) e le sue ossa sono state depositate nell'ossario comune.

 

 

G. Lorentini, L’ozio coatto. Storia sociale de campo di concentramento fascista di Casoli (1940-1944), ombre corte, Verona 2019, p. 86.

 

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FASCICOLO PERSONALE DI VLADIMIRO LAURIC

Di seguito alcuni documenti dell'Archivio storico del Comune di Lanciano (CH)

Archivio storico comunale (Categoria XV, cartella 2, fascicolo 5 - Internati provenienti da altri campi di concentramento ricoverati presso l'ospedale Renzetti di Lanciano); anagrafe storica del comune e archivio cimiteriale.

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